martedì 6 ottobre 2009

Le richieste di rimborso all'Asiu per la Tia assoggettata ad Iva

PIOMBINO. Cinque milioni di euro. Questo quanto più o meno l’Asiu dovrebbe rimborsare agli utenti se venisse confermata la sentenza della Corte Costituzionale del 24 luglio scorso che non ritiene la Tia assoggettabile all’Iva, considerandola tributo e non tariffa. «Sono già una trentina - spiega il presidente dell’azienda Fulvio Murzi - le richieste di rimborso arrivate dai cittadini».
E a spingerli in questa direzione sono spesso le associazioni dei consumatori. L’Asiu, secondo la Corte, dovrebbe rimborsare ai cittadini l’Iva che hanno pagato insieme ai bollettini dal 2002, data in cui la Tia ha preso il posto della Tarsu, ad oggi.
«Chiaro - taglia corto Murzi - che per noi sarebbe la chiusura». L’Asiu dunque in questo momento non ci pensa neppure a pagare. «Prima di tutto - spiega il presidente - perché la sentenza è in forte contrapposizione con quello che ci chiede l’Agenzia delle Entrate. Manca ancora una precisa normativa, tanto che in Parlamento sono già state presentate numerose interrogazioni. Del resto l’Asiu ha dovuto finora agire come esattore dell’Iva per conto dello Stato senza ricavarne alcun utile, riversando quanto incassato all’erario. E’ dunque l’amministrazione finanziaria che, nel caso, dovrebbe restituirci i soldi da riversare agli utenti».
Ma è davvero utile abolire l’Iva sulla Tia? Secondo i dirigenti dell’Asiu nessun vantaggio ci sarebbe per i cittadini, che risparmierebbero un 10% sulla bolletta ma si troverebbero poi a ripagarlo con un aumento delle tariffe che l’azienda sarebbe costretta a decidere. «L’azienda - spiega infatti il direttore Enrico Barbarese - non potrebbe più scaricare il 20% dell’Iva sugli acquisti e, poiché la legge ci impone una copertura totale del servizio, i costi maggiori finirebbero per ricadere sui cittadini».
E se per la singola famiglia il conto potrebbe al massimo tornare pari - sostengono ancora all’Asiu - per le aziende la situazione potrebbe addirittura peggiorare, visto che attualmente possono scaricare il 10% dell’Iva pagata sull’utile imponibile. Per le imprese, dunque, il costo del servizio potrebbe subire un’impennata del 10%.
Il quadro normativo è tutt’altro che chiaro. La vicenda dell’Iva sulla Tia riguarda del resto almeno 1.200 comuni: un caso che ha risvolti finanzieri dalle dimensioni enormi. Per questo anche Federambiente, alla quale l’Asiu aderisce - ha chiesto al governo e al Parlamento un chiarimento definitivo. «Il caos burocratico-amministrativo - sostiene - rischia di suscitare aspettative tra i cittadini e di creare danni all’operatività delle imprese». Da parte sua l’Asiu conferma che il risparmio per il cittadino sarebbe illusorio e che già la Tarsu era assoggettata ad un’addizionale del 10%.
Fonte: il Tirreno del 6.10.09

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